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Storia della Fondazione della Casa dell'Ospitalità

Nella seduta del Consiglio Comunale di Venezia del 14 giugno 2007 è stata approvata (29 consiglieri presenti e votanti con 23 voti a favore e 6 astenuti) la delibera n:77 Costituzione della Fondazione di Partecipazione Casa dell’Ospitalità. Con decreto n:132 del 27 novembre 2007 della Giunta della Regione Veneto, ha conferito la personalità giuridica di diritto privato alla Fondazione iscrivendo la Fondazione di Partecipazione Casa dell’Ospitalità al n:416 del Registro Regionale delle Persone Giuridiche.

Questi sono i rifermenti conclusivi di un processo di trasformazione della Istituzione Comunale Casa dell’Ospitalità proposto dal Consiglio di Amministrazione della Istituzione con delibera n:6 del 12 dicembre 2005 all' Amministrazione comunale e recepito con atto di indirizzo n:3 dalla Giunta comunale del 10 febbraio 2006.

In fondo pagina trovate l'allegato dello statuto della Fondazione in formato pdf


La Casa dell'Ospitalità nasce originariamente come Asilo Notturno a Mestre intorno agli anni Ottanta con la funzione di offrire un posto letto dove trascorrere la notte: le porte venivano aperte agli ospiti dalle ore 20.00 alle ore 22.00 e tutti dovevano lasciare la struttura il mattino entro le ore 07.30. Il regolamento prevedeva che i residenti nel territorio comunale potevano soggiornarvi illimitatamente, gli altri erano considerati di passaggio e dopo tre giorni dovevano trovare un altro posto dove dormire.

Le sorti dell'Istituzione hanno cominciato a cambiare con la direzione di Nerio Comisso. L'obiettivo subito perseguito dalla nuova gestione è stato quello di mettere le due parti, istituzione e utenza, in una posizione dialogica e di reciproco ascolto. Alla prima assemblea del 1987 gli ospiti avanzarono la richiesta di poter accedere alle camerate anche nel pomeriggio per poter riposare. Il direttore diede il suo consenso, considerando la proposta un utile escamotage per evitare che le persone colmassero il tempo libero tra il pranzo in mensa e l'apertura dei negozi con il vino. L'orario di apertura venne dunque allargato al pomeriggio, dalle ore 12.30 alle ore 17.00.

Nell'estate dello stesso anno, gli ospiti, in vista della chiusura estiva delle mense popolari, chiesero di poter preparare e mangiare dei panini all'interno della stessa struttura. La richiesta venne accolta, a patto che gli utenti si impegnassero a tenere pulito il posto del bivacco. Da qui il passo fu breve per raggiungere l'accordo di poter usufruire di un fornello a gas e di tutto il necessario per cucinare autonomamente un pasto caldo.

Con il passare del tempo si era instaurata una relazione di ascolto e reciprocità tra il direttore e il gruppo di ospiti, che piano piano avevano cominciato a organizzare da se i compiti, assegnando ai suoi membri ruoli diversi per pulire, apparecchiare, sistemare il giardino, coordinare i lavori e offrire delle possibilità di socializzazione a chiunque lo volesse. Quelli che svolgevano un servizio collettivo all'interno della casa e si assumevano la responsabilità di esso ricevevano anche un piccolo compenso per la loro attività e questo ha costituito certamente un forte incentivo alla partecipazione e alla cooperazione. Man mano che le persone trovavano un loro spazio nell'organizzazione della struttura, si cominciarono a eliminare i turni notturni gestiti e coperti inizialmente da sette guardiani. In Italia (e forse anche oltre confine) questo è l'unico Asilo Notturno dove di notte non c'è alcuna sorveglianza da parte di guardiani, operatori o vigili urbani: tale compito è stato assunto da uno degli ospiti. E' lui che apre e chiude le porte, che interviene se qualcuno si sente male o si verifica un qualsiasi problema.
In realtà, da anni alla Casa dell'Ospitalità non succede nulla di grave: sembra che questa autogestione da parte degli ospiti, il fatto di essere accolti alla pari, questo atteggiamento non repressivo, di non controllo da parte dell'autorità, disincentivi le persone a compiere atti violenti.

Nel 1998 la Casa dell'Ospitalità è diventata una Istituzione amministrata dal Consiglio Comunale (primo e unico caso in Italia di trasformazione da Asilo Notturno). Nel 2007 infine, è diventata Fondazione.

La Casa dell'Ospitalità è stato il primo esempio di evoluzione di un Asilo notturno: è il primo Asilo Notturno che è riuscito a ottenere dall'Amministrazione Comunale la residenza per i suoi ospiti. Infatti nel 1996 il Consiglio Comunale sancì nello statuto/regolamento il mandato sociale della struttura:

"Finalità principale della Casa dell'Ospitalità è quella di consentire alle persone, attraverso un coinvolgimento responsabile delle stesse, di uscire da situazioni di marginalità, evitando la cronicità e l'assistenzialismo, mediante la realizzazione di progetti personalizzati liberamente accettate dagli interessati".

Oltre alle due realtà descritte che convivono nella struttura di Mestre, è nata nell'anno 2004 una terza realtà comunitaria situata a Venezia. Questa struttura chiamata S.Alvise, fa sempre parte della Casa dell'Ospitalità e quindi è governata dalle stesse regole, organizzazione e filosofia di intervento; tuttavia si distingue dalla sede di Mestre in quanto è un edificio molto piccolo, ospitante 21 posti letto per soli uomini. La piccola dimensione fa sì che tutti possano essere più coinvolti nelle attività di gestione della casa, per cui i residenti partecipano sempre alle riunioni settimanali e si scambiano i turni di servizio in struttura: questa realtà è piuttosto vicina alla realtà comunitaria della sede di Mestre.


Tratto da "I senza fissa dimora" di G. Lavanco e M. Santinello






















Casa dell'Ospitalità di Mestre

Casa dell'Ospitalità di Venezia (S.Alvise)









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Casa Ospitalità,
04/dic/2009 09:30